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Lo ammetto, è un po’ che ci penso, e strano a dirsi non so di che scrivere.

Chi mi conosce sa che è difficile che resti senza parole. Anzi.

Non ho avuto colloqui, ma mi ha chiamata la Rosicchiatrice compulsiva per dirmi che ha avuto riscontro positivo dall’azienda e sono tra le due candidate per le quali l’azienda sta vagliando l’assunzione (accidenti come scrivo forbito).

Insomma al momento nessuna nuova, vorrà davvero dire buona nuova?

Io non lo so, anzi non lo credo, soprattutto per chi è nella condizione di disoccupato professionista.

Nessuna nuova significa che non solo non hai ottenuto nessun riscontro dai colloqui fatti, ma anzi non hai nemmeno speranze da nutrire per quelli futuri.

Come si dice una situazione di stallo che probabilmente è ancora più frustrante e triste del non superare il colloquio.

Allora forse è il momento di tirare un po’ le somme dell’ultimo periodo, valutare come abbiamo sostenuto i colloqui, come poterli migliorare nel caso, chiederci cos’altro fare per ottenere più colloquio.

Ma è la cosa giusta? Oppure lambiccarsi il cervello è solo controproducente?

Va bene lo ammetto sono confusa ma non felice, al massimo briosa, ma sono certa di trovare la comprensione di chi si trova nella stessa mia situazione. Non è sempre facile continuare a perseverare e andare avanti nonostante le porte chiuse che ci troviamo davanti, i momenti di sconforto sono dietro l’angolo.

Razionalmente sono consapevole di fare quanto mi è possibile e che ad un certo punto ci sono dinamiche che sfuggo al nostro controllo, che la scelta di chi assumere o meno, o di chi convocare ad un colloquio.

Dopo anni in questa situazioni inizi a sentirti frustrata, a non capire dove sbagli, viene purtroppo naturale credere di non essere all’altezza, di non valere nemmeno quanto lo shampoo per quelle che io valgo e ti agitano la chioma lucente. L’insicurezza ti sovrasta e un po’ ti inghiotte e in un circolo vizioso inghiotte anche altri aspetti della nostra vita.

Come contrastare questi pensieri? Io non lo so, ammetto che non mi è sempre riuscito farlo.

Ma in maniera razionale la cosa più giusta da fare sarebbe dividere in comparti stagni la vita: assurdo!!

Forse basterebbe essere consapevoli che noi disoccupati non siamo il lavoro che non abbiamo, ma siamo un bagaglio di esperienze, di emozioni.

Dovremmo ricordarci di non sottovalutarci, che il momentaneo (perché non voglio credere che questa sia una situazione perenne) essere in difficoltà non è dovuto alla nostra incapacità o al non essere all’altezza, ma che appunto ci sono situazioni che esulano da noi.

Ecco alla fine ho trovato qualcosa da dire…è proprio vero che è difficile lasciarmi senza parole.

 

Disoccupata con Brio

 

 

 

 

 

 

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